25/11/2018: Time to stop Violence. Time to stop obstetric violence.

26 novembre 2018
nanay

NANAY ADERISCE ALLA DICHIARAZIONE DELLA DELEGAZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO DI

MMM

MAKE MOTHERS MATTERS

DICHIARAZIONE CONGIUNTA DELLA SOCIETA’ CIVILE

Giornata internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne:

È ora di fermare la violenza ostetrica

 

In questa giornata, vogliamo mettere in luce la necessità di promuovere un’assistenza rispettosa alla maternità [1] e il coinvolgimento delle donne e dei gruppi di donne nelle decisioni riguardanti le politiche e le pratiche del percorso nascita in linea con la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)[2], con le Raccomandazioni OMS sull’esperienza positiva della gravidanza [3] e del parto [4] e con il Rapporto del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla discriminazione contro le donne nella legge e nella pratica [5].

Sollecitiamo i Governi ad eliminare tutte le forme di violenza ostetrica* e ginecologica, istituzionale [6] e contro le donne, in base all’art. 12 della Convenzione [7] CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne nella legge e nella pratica) e nel rispetto della Convenzione di Istanbul [8] che definisce la violenza contro le donne come una “violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata”.

In tutto il mondo molte donne fanno esperienza di trattamenti irrispettosi, abusanti o negligenti durante la gravidanza, il parto e nel post parto, nei paesi ad alto, medio e basso reddito. Tali trattamenti includono l’abuso fisico diretto, la profonda umiliazione e l’abuso verbale, procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione), la mancanza di riservatezza, la carenza di un consenso realmente informato, il rifiuto di offrire un’ adeguata terapia per il dolore, gravi violazioni della privacy, il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere, la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna, la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita.

Sebbene in alcuni Paesi siano vigenti delle leggi per eliminare la violenza ostetrica, riconosciuta come una specifica forma di violenza di genere [9], in Europa il tema è stato appena affrontato, sollevando forti reazioni. Per le donne è quasi impossibile raccontare della violenza ostetrica in quanto è considerata “normale”, sotto il profilo medico e giuridico.

La dimensione del fenomeno è stata misurata in molti paesi Europei dove i gruppi della società civile e le organizzazioni di madri hanno creato consapevolezza raccogliendo migliaia di esperienze traumatiche di maltrattamenti durante il parto all’interno degli ospedali. Le voci delle madri sono state largamente ignorate dai Governi e i promotori dei diritti sono stati minacciati e umiliati.

In Grecia il livello di mancanza di rispetto delle donne nell’ambito della salute perinatale è peggiorato con l’arrivo massiccio dei rifugiati, costretti, dalla chiusura dei confini, a rimanere in un Paese sofferente da tempo per la lunga crisi finanziaria. La mancanza di consenso informato nell’assistenza al parto e le condizioni inumane di ricezione sono alla base della violazione dei diritti delle partorienti e dei neonati rifugiati [10].

Dalla prima indagine nazionale con campione rappresentativo condotta in Italia, nel settembre del 2017, e commissionata dalle associazioni di madri, è emerso che circa un milione di madri (21%) ha dichiarato di avere subito una qualche forma di violenza ostetrica durante la prima esperienza di parto e come conseguenza del trattamento ricevuto il 6% delle donne ha affermato di non volere più altri figli [11].

In Francia, l’Alto Consiglio per l’Uguaglianza ha pubblicato il primo rapporto [12] sulla violenza ostetrica nel giugno del 2018 che è stato presentato al Ministro per le Pari opportunità, Marlene Schiappa. Il rapporto delinea 26 raccomandazioni suddivise in tre aree: inquadramento dei fatti, proposta su come prevenire la violenza ostetrica attraverso la formazione dei professionisti sanitari e la definizione di procedure per denunciare e sanzionare le pratiche illegali.

Di recente in Croatia, la deputata Ivana Ninčević-Lesandrić ha denunciato in una seduta alla Camera dei Deputati il trattamento che lei stessa ha subito durante una procedura invasiva dopo un aborto in cui non ha ricevuto anestetici o antidolorifici. Altre 400 donne si sono unite alla sua denuncia confermando questa realtà.

In Ungheria un recente studio rappresentativo mostra come il 72.2% delle donne subisce di routine l’episiotomia non necessaria [13]. La procedura viene effettuata senza consenso informato delle madri nel 62.0% dei casi. La scelta della posizione libera durante il travaglio per le donne che hanno partorito vaginalmente è stata negata nel 65.7% dei casi.

In Olanda, l’organizzazione Stichting Geboortebeweging ha condotto la campagna “Break the silence’ (#Genoeggezwegen) nel 2018 ricevendo 600 racconti di violenza ostetrica che sono stati argomento molto discusso su twitter. Nonostante ciò il tema della violenza ostetrica non ha ricevuto attenzione dalle autorità sanitarie e molte richieste di tutela dei diritti umani delle donne nel parto sono state rigettate dai tribunali olandesi.

In tutti questi Paesi le donne non sono state credute, i difensori dei diritti sono stati pubblicamente attaccati e diffamati e le istituzioni non hanno posto in essere alcuna misura per affrontare il problema né hanno coinvolto i gruppi di madri e di donne nella discussione.

Il coinvolgimento delle madri è cruciale per trovare le soluzioni per questa forma di violenza sistemica, strutturale e interpersonale dove lo sbilanciamento dei poteri e l’impostazione patriarcale sta danneggiando le donne, le madri e i bambini, mettendo a rischio le loro vite e compromettendo la loro salute e il loro benessere.  

Di conseguenza invitiamo i Governi a:

  1. Sostenere la ricerca e la raccolta dati per misurare l’incidenza della violenza ostetrica e ginecologica durante la gravidanza, il parto e il post parto e indagare l’impatto sulla salute e sull’autonomia delle donne.
  2. Adottare strategie nazionali per coinvolgere le utenti del sistema sanitario nazionale nei processi decisionali, sia in relazione ai singoli, sia in sede di definizione delle politiche sanitarie.
  3. Porre in essere un sistema di responsabilità e di trasparenza delle politiche sanitarie consentendo agli utenti di adottare decisioni informate.
  4. Supportare le scelte delle donne sul luogo del parto (incluso il parto a domicilio e i centri nascita gestiti da ostetriche) come parte dell’offerta di assistenza alla maternità.
  5. Definire le procedure per consentire alle donne di riferire dell’assistenza ricevuta senza minacce o ritorsioni.
  6. Regolamentare un sistema di riparazioni e risarcimenti economici per le violazioni dei diritti subiti durante la gravidanza, il parto e il post parto;
  7. Progettare programmi di formazione sul rispetto dei diritti umani nel parto per i professionisti sanitari e per le utenti, iniziando dalle scuole e dalle università.
  8. Includere le donne e le madri nei programmi di formazione volti ad insegnare ai professionisti sanitari come trattare donne e bambini nel percorso nascita con dignità e rispetto.
  9. Sostenere la professione di ostetrica aumentandone il numero e garantendo l’assistenza personalizzata, predisponendo norme per l’accesso diretto alla professione in tutti Paesi.

 

In conclusione ci uniamo ai 16 giorni di campagna mediatica, fino al 10 dicembre 2018, Giornata Internazionale dei Diritti Umani per porre fine alla violenza ostetrica in tutto il mondo.

Per partecipare potete usare l’hashtag #obstetricviolence perché ogni donna ha il diritto al più elevato livello di salute raggiungibile, incluso il diritto ad una cura dignitosa e rispettosa durante la gravidanza e il parto, così come il diritto ad essere libera dalla violenza e dalla discriminazione.

* La violenza ostetrica è “l’appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario nella forma di trattamenti disuamani, medicalizzazione abusante e patologizzazione dei processi naturali che comportano la perdita di autonomia della donna e della capacità di prendere liberamente le decisioni sul proprio corpo e sulla propria sessualità, che ha un impatto negativo sulla qualità di vita della donna.” [14]

Make Mothers Matter

Make Mothers Matter difende e sostiene le madri come agenti di cambiamento per un mondo migliore. Nata nel 1947, MMM è una ONG internazionale, apolitica e non denominazionale con lo status consultivo generale presso le Nazioni Unite. www.makemothersmatter.org 

 

Brussels, 25th November 2018

 

CIVIL SOCIETY JOINT STATEMENT

International Day on the Elimination of Violence against Women: 2image violenza

 

On this day, we would like tospotlight the need to promote respectful maternity care[1]and the involvement of women and women’s groups in decisions concerning childbirth policies and practices in full compliance with the World Health Organization (WHO) statement[2], WHO recommendations on positive pregnancy[3] and birth[4], and the UN OHCHRReport of the Working Group on the issue of discrimination against women in law and in practice.[5]

 

We urge Governments to eliminate all forms of obstetric and gynecological violence, institutional[6] and against women, according to article 12 of the CEDAW Convention[7] and in compliance with the Istanbul Convention[8]that defines violence against women as “a violation of human rights and a form of discrimination against women and […] all acts of gender‐based violence that result in, or are likely to result in, physical, sexual, psychological or economic harm or suffering to women, including threats of such acts, coercion or arbitrary deprivation of liberty, whether occurring in public or in private life”.

 

Many women across the globe experience disrespectful, abusive or neglectful treatment during pregnancy, childbirth and postpartum care, in high, medium and low-income countries. Such treatments include physical abuse, profound humiliation and verbal abuse, coercive or unconsented medical procedures (including sterilization), lack of confidentiality, failure to get fully informed consent, refusal to give adequate pain relief, violations of privacy, refusal of admission to health facilities, neglecting women during childbirth to suffer life-threatening avoidable complications, and detention of women and their newborns in facilities after childbirth.

 

Although, in some countries[9] laws are in place to eliminate obstetric violence, recognised as a specific form of gender-based violence, in Europe the phenomenon has just been tackled, raising heavy controversies. It is almost impossible for women to report it, as it is considered “normal”, both in medical as well as in legal contexts. The extent of this issuehas been measured in several European countries wherecivil society groups and mothers’ organizations have been raising public awareness collecting thousands of traumatic stories of mistreatment during childbirth within hospitals. The voices of mothers have been vastly ignored by the governments and advocates have been threatened and intimidated.

 

In Greece, the level of disrespect to women’s perinatal health has worsened because of the massive influx of refugees, the closure of borders and their entrapment in a countrysuffering from a long financial crisis. Lack of consent in childbirth and inhumane reception conditions are the rule breaching the rights of refugee birthing mothers and newborns according to a report[10].

 

For instance, the first nationally representative survey[11] conducted in Italy in September 2017, commissioned by civil society associations of mothers, found that the equivalent of one million women (21%) declared they suffered some form of obstetric violence during their first experience of childbirth and 6% of women declared they don’t want any more children as a consequence of the treatment they received.

In France,the High Equality Council published its first report[12] on obstetric violence in June 2018 which was submitted to the Equality Secretary of State MarlèneSchiappa. It includes 26 recommendationsfocused in 3 areas: admission of the facts, proposal on how to prevent them through the training of health professionals and setting up procedures to report and punish any illegal practices.

Recently in Croatia,Ivana Ninčević-LesandrićMP publicly denounced at the session of the Chamber of Representatives the treatment she personally endured during invasive procedures following a miscarriage where she didn’t receive adequate pain relief, and over 400 other women joined in confirming this is a reality for many women.

 

In Hungary a recent, representative study[13]shows that 72.2% of women still suffer from unnecessary and routinely performed episiotomy. The procedure is done without the informed consent of mothers in 62.0%. Freedom to choose a labour position for women having a vaginal birth was restricted in 65.7% of the cases.”


In the Netherlands, StichtingGeboortebewegingconducted a “Break the silence’ campaign[1]this year where they received 600 hundred official submissions of obstetric violencebecoming trending topic on Twitter. Nevertheless, it did not receive much attention from Public Health Authorities andseveral cases involving women’s human rights in childbirth have been dismissed by Dutch (disciplinary) courts.

 

In all those countries women were not believed, advocateshave been publicly attacked and defamed, and there were no institutional efforts to address the issue whileinvolving mothers and women’s groups in the discussion. Their involvement is crucial in finding the solutions for this systemic, structuraland interpersonal issue where the unbalance of power and patriarchal attitude is damaging women, mothers and babies, putting their lives at risk, with significant and unmeasured repercussions on their health and wellbeing.

 

Therefore, we urge Governments to:

  1. Support research and data collection in order to measure the prevalence of obstetric and gynecological violence during pregnancy, childbirth, and postpartum and investigate its impact on the health and autonomy of women;
  1. Adopt national strategies on the involvement of maternity healthcare users in the decision-making process, at individual and policy levels;
  2. Implement accountability and transparency policies in healthcare facilities allowing users to make informed decisions;
  3. Support women’s choices on birth settings (including homebirth and midwifery-led birth centers), as part of a regular offer within maternity care;
  4. Set up mechanisms for women to report about their childbirth experience without stigma or fear;
  5. Regulate a system of remedies and monetary compensation for violations during pregnancy, childbirth and postpartum;
  6. Design educational programs on the respect of human rights in childbirth for both healthcare providers and users, starting from schools to universities;
  7. Include women and mothers in educational programs aiming at teaching healthcare providers how to treat a childbearing woman and babies with dignity and respect.
  8. Support midwifes by increasing its number and guarantee the one-to-one ratio, setting up studies allowing for direct access to this profession in all countries.

 

Finally, weare joiningthe 16-day social media campaign until International Human Rights Day on 10thDecember 2018 to end obstetric violence around the world. To participate, please use#obstetricviolence because every woman has the right to the highest attainable standard of health, including the right to dignified, respectful health care throughout pregnancy and childbirth, as well as the right to be free from violence and discrimination.

———————–

Notes to Editors – Background

 

Obstetric violence is the “appropriation of a woman’s body and reproductive processes by health staff, in the form of dehumanizing treatment, abusive medicalization and pathologisation of natural processes, involving a woman’s loss of autonomy and of the capacity to freely make her own decisions about her body and her sexuality, which has negative consequences for a woman’s quality of life.”[14]

 

About Make Mothers Matter

Make Mothers Matter advocates and supports mothers as changemakers for a better world. 

Created in 1947, MMM is an international, apolitical and non denominational NGO, with General Consultative Status to the United Nations.www.makemothersmatter.org

 

 

For more information please contact:

Olalla Michelena

Make Mothers Matter, Secretary General EU Delegation

olalla@mmmeurope.org

+32 477 62 77 07

 

[1]www.who.int/woman_child_accountability/ierg/reports/2012_01S_Respectful_Maternity_Care_Charter_The_Universal_Rights_of_Childbearing_Women.pdf

[2]http://www.who.int/reproductivehealth/topics/maternal_perinatal/statement-childbirth-govnts-support/en/

[3]http://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/250796/9789241549912-eng.pdf?sequence=1

[4]http://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/260178/9789241550215-eng.pdf;jsessionid=D3947457CD2C985FDDA08D374EA7D8A4?sequence=1

[5]https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G16/072/19/PDF/G1607219.pdf?OpenElement

[6]http://www.may28.org/obstetric-violence/

[7]Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women ratified by 175 countries.

[8]https://rm.coe.int/168046031c

[9]Venezuela, Argentina, Mexico, Chile, Brazil

[10]PLEIADES report on refugee mothers in Greece – Preliminary findings on antenatal, perinatal and postnatal care

[11]https://ovoitalia.wordpress.com/2017/11/04/first-data-on-obstetric-violence-in-italy

[12] Sexist acts duringgynecological and obstetrical monitoring: comments on violence, the need to recognise, prevent and punish sexism

[13] http://www.ejmh.eu/5archives_ppr_szebik_et_al_181.html

[14]http://www.oas.org/en/mesecvi/docs/MESECVI-SegundoInformeHemisferico-EN.pdf

 

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